Dopo quest’ inverno io e Carolina avevamo voglia di una vacanza al mare.
La nostra intenzione era quella di visitare un posto molto lontano, volevamo conoscere una cultura diversa. Partimmo da Innsbruck la sera del 24 maggio per dormire a Monaco e prendere l’areo al mattino presto del giorno dopo. La prima tappa del viaggio era San Francisco.

La California ci è sembrata all’avanguardia: sui tram c’erano le pubblicità per donare soldi a chi ne aveva bisogno, c’era indicato il salario minimo che poteva essere pagato: 10 dollari. Ci ha dato la sensazione che stessero provando a migliorare la propria qualità di vita, la gente si informa di più per quello che mangia e vi erano tanti supermercati con prodotti organici. Allo stesso tempo però tantissimi homeless. Anche questi ultimi erano organizzati nel poter vivere al meglio ognuno di essi provava ad offrire un qualsiasi servizio per avere qualcosa in cambio. Erano disperati perché al contrario dei barboni alcolizzati in Europa non sprecavano soldi in vizi, ma li spendevano semplicemente per vivere.


Una sera ci siamo fatti portare una pizza da Domino’s. Nella confusione tra una serie di banconote abbiamo scambiato una banconota da 100 dollari per una da un dollaro. Il ragazzo è uscito dalla porta ed appena si è accorto è tornato indietro, ha bussato alla nostra porta per ridarci i cento dollari.
La gente è onesta, molto aperta di visioni e gentile; la cosa che mi piace di più in assoluto: nessuno bada per niente alle apparenze.

A questo punto erano già passati tre giorni ed era tempo di prendere il volo per Honolulu, Hawaii. In areo ci hanno fatto sentire l’atmosfera del paradiso e ci hanno servito Hawaian Sunrise un cocktail del buongiorno.

Honolulu è una metropoli, ci abitano un milione e mezzo di persone e ci sono grattacieli che sovrastano la natura. Gli Hawaiani che di origini sono nativi americani non sono certo contenti di questo, provano disprezzo per gli americani.

Il posto è suggestivo, avevamo la spiaggia di fronte all’Hotel, in un grande grattacelo al trentesimo piano. Li surfai per la prima volta nella mia vita, le condizioni erano facili quindi decisi di avventurarmi senza nessun maestro; noleggiai la tavola e partii. Non capivo a che punto prendere le onde e quando cominciare a remare per avere la spinta al punto giusto, nel frattempo ascoltavo dei maestri che davano consigli ai loro clienti e riuscivo a prendere qualche onda.

La pancia mi prudeva, era irritata. Non avevo la maglietta perchè non sapevo che servisse, così tornai alla spiaggia a riconsegnare la tavola ai noleggiatori, i quali mi dicevano: è passata solo mezz’ora vai ancora un po’ se vuoi.
Anche a Honolulu stemmo poco, la nostra destinazione finale era Maui, un altra isola delle Hawaii. Così prendemmo la solita compagnia aerea Hawaian airlines, la quale ci serviva Hawaian Sunrise ed il mood era perfetto per atterare a Maui.
Un’isola piccola con tanto vento da far tremare i pali di acciaio dei semafori e le nuvole bassissime fanno ombra sui campi; una natura stupenda e tanta gente molto rilassata. Maui non è stata rovinata così tanto quanto Honolulu, per lo meno non possono costruire costruzioni più alte di una palma.

Avevamo una macchina a noleggio, e quindi la possibilità di girare molto. Un giorno siamo passati da una spiaggia deserta con un cartello “vietato fare il bagno”, qualche surfer in acqua e due macchine parcheggiate a lato. Carolina scattava un po’ di foto quando un uomo di circa 60 anni di nome Sam le chiese: “vuoi surfare?”. Io colsi l’occasione per imparare da un bravo maestro, mi sembrava molto stiloso.

Dopo qualche dritta sulla spiaggia ed una spinta al momento giusto da parte di Sam presi subito la prima onda, che sooddisfazione!

Sam cominciò a raccontarci del loro popolo, di come gli americani fossero venuti ad ammazzarli e ad espropriare loro le terre. Ci fece assaggiare un po’ di Maui Woovie: non ho mai assaggiato niente di più buono! Nel frattempo Sam si stupiva che gli europei vedessero male la canapa, non riusciva a capirci.

Mi noleggiò una tavola e ripartimmo per il natural food store dove frutta e verdura erano speciali, l’ora di cena si stava avvicinando. I ristoranti americani erano squallidi, non hanno cultura per mangiare bene. Il pesce è surgelato e la frittura pesantissima.

Un giorno girammo l’isola, sulla strada abbiamo incontrato cascate, canyons e distese di prato stupende. All’interno vivono i pochi Hawaiani rimasti i quali vivono in modo semplice, ma sembra che stiano molto bene.

Sull’isola c’è anche un vulcano alto 3000 metri da dove si vede che il mondo è tondo.

Purtroppo era ora di tornare dall’ altra parte del mondo, ci piangeva il cuore e ci chiedevamo se mai saremo tornati in questa terra magnifica.




